In seguito alla diffida inviata, come abbiamo suggerito anche a voi di fare in questo articolo, dopo alcuni mesi trascorsi in silenzio il ministero delle salute ha risposto.

Dalla risposta spedita è evidente una grande confusione presente all’interno del ministero stesso che dimostra il caos presente nelle istituzioni in questo momento storico.
La parte politica cozza con la parte amministrativa. Le norme scritte da un ministero vanno in palese contrasto con altre norme di ordine superiore. Per far stare in piedi questo castello di carta mal fatto tentano di arrampicarsi sugli specchi citando norme che nulla hanno a che fare con quanto noi abbiamo scritto.
Da li si comprende bene la fragilità dell’impianto legislativo su cui si basano la maggior parte delle norme scritte negli ultimi due anni sul tema pandemico. L’insussistenza normativa è stata dimostrata da diverse recenti sentenze di tribunali che hanno dato ragione ai cittadini, che conoscono la legge meglio dei politici evidentemente.
La magistratura italiana ha retto il gioco alla politica fino ad un certo punto, ora gli argini sono colmi e l’acqua sta tracimando e spazzerà via questo assurdo castello di carta.

Ritorniamo alla risposta del ministero della salute alla nostra diffida. Dal momento che è così generica, anonima e ridicola la pubblichiamo qui e la analizziamo ora assieme.

A partire dall’intestazione “Gentile assistito” la risposta del ministero della salute alla nostra diffida denota la sua insussistenza, se un ministero risponde ad una PEC non può rispondere con un’introduzione generica ma deve quantomeno rispondere a chi ha scritto. Diversamente a chi si sta rivolgendo? Quindi a nostro avviso ha anche un dubbio valore legale. Da qui inizia l’arrampicata sugli specchi.

La parte più ridicola la troviamo sul finale in cui il ministero afferma “Per la comunicazione dei predetti dati” riferendosi ai soli dati di nome, cognome, codice fiscale e codice relativo alla violazione, poi prosegue “non è richiesto il consenso dell’interessato, poiché il trattamento è effettuato ai sensi dell’articolo 9 lettera g), del Regolamento UE 2016/679, secondo il quale “il trattamento è necessario per motivi di interesse pubblico rilevante sulla base del diritto dell’Unione o degli Stati membri”” poi prosegue ma ci fermiamo qui per evidenziarne la debolezza.

Loro parlano di una non necessità di consenso, ma noi li abbiamo esplicitamente diffidati dal farlo. Inoltre si rifanno ad un regolamento europeo quando sono stati loro i primi a violare i regolamenti europei. Da cui si evince un’evidente confusione interna, o i regolamenti europei esistono sempre e si rispettano sempre oppure non lo si fa mai. Lo stesso ministero è in contrasto con se stesso. Un bravo avvocato non ci metterà molto a demolire questo fragile impianto basato su contraddizioni evidenti.
A questo punto abbiamo risposto a questa risibile comunicazione con poche semplici righe:

Dal momento che il presente allegato non è intestato a nessuno, verrà ritenuto quale comunicazione nulla a qualsiasi finalità.
Si rammenta inoltre che la violazione della normativa in merito alla trasmissione di dati sensibili non autorizzata esplicitamente per iscritto dai proprietari dei dati stessi verrà perseguita secondo i termini di legge.
Inoltre in presenza di specifica diffida la violazione sarà aggravata e saranno perseguiti personalmente tutti i singoli funzionari responsabili di tali violazioni.

Questo perché i funzionari sono tenuti a rispondere del loro operato personalmente e non in quanto funzionari del ministero. Se un funzionario viola una norma o commette un illecito di tale gravità in presenza di diffida specifica ne risponde personalmente.
Ora non ci resta che attendere per scoprire se ci saranno ulteriori repliche o se violeranno la norma in presenza di diffida accollandosi personalmente le responsabilità di diffusione di dati sensibili.
Naturalmente se ci sarà violazione noi procederemo a denunciare l’intera catena di funzionari, singolarmente, per la diffusione di dati sensibili in presenza di diffida.

Ringraziamo chi di voi ci ha scritto e inviato la stessa lettera qui pubblicata, ricordando che non siamo uno studio legale e non forniamo assistenza legale ma cerchiamo di aiutere i cittadini a riconquistare il nostro Bel Paese.